lunedì 12 novembre 2012

I Sindacati e la "ricreazione" (finita)


In un Paese che perde fiducia nelle Istituzioni, nei Partiti, negli organismi di rappresentanza, cosa accade ai Sindacati? Accade che sono colpiti anch’essi da una crescente sfiducia, in parte perché i tradizionali strumenti di contrasto rispetto al “ datore di lavoro” non pongono più davvero in difficoltà la controparte (ad esempio, lo sciopero); in parte perché diversi sindacalisti fanno del loro meglio per screditare la funzione che sono chiamati a svolgere.

E’ di poche settimane fa la notizia di un’inchiesta - rivelata dal Corriere della Sera - secondo la quale la CISL, sindacato dominante nell’AMA, municipalizzata romana dei rifiuti – avrebbe messo in piedi “un sistema di potere fondato su un tariffario per gli avanzamenti di carriera” (sic!), al quale avrebbero poi partecipato anche altre sigle sindacali. Secondo il Corriere, si tratterebbe di “qualcosa di inimmaginabile: «tariffe» legate a promesse di avanzamenti di carriera, chieste ai lavoratori dal sindacato dominante nella municipalizzata rifiuti, la Cisl. Con un prezzario di massima: 250 euro per salire dal 4° al 5° livello, 350 per arrampicarsi dal 6° al 7°, 500 euro tondi per inerpicarsi fino all'8°, a un passo dalla posizione di quadro.” Prezzi modici, insomma.

A gestire l’intero sistema sarebbe proprio il segretario della Fit-CISL, che è anche - nientemeno - che il presidente del CRAL, il Circolo Ricreativo aziendale dell’Ama (l’equivalente del nostro CASC), che avrebbe “beneficiato” anche di diramazioni in altre aziende “para-pubbliche” come la società Multiservizi, controllata al 51% dalla municipalizzata dei rifiuti, dove la moglie del dirigente CISL & presidente CRAL era stata recentemente assunta in part time a 30 ore e uno stipendio di 2.200 euro mensili.

La Procura romana ha anche acceso i riflettori sull'affidamento di 250.000 euro pubblici ai vertici del CRAL, il “dopo-lavoro”, per la ristrutturazione di un importante centro sportivo nella capitale. Scrive il Corriere: “I fondi, gestiti in prima persona dal presidente del CRAL (CISL) e dall'amministratore (dato in partenza dalla Cgil per la CISL) non sono andati a buon fine: dopo l'affidamento ad alcune ditte della ristrutturazione dei 6 campi di calcio e calcetto, palestra, spogliatoi e bar-ristorante, il Cral ha rinunciato”. Non tutti i Circoli Ricreativi riescono col buco. O meglio: c’è buco e buco.

Tutto da provare, certo. Nel frattempo, lo stesso Bonanni ha messo da parte le persone più coinvolte nello scandalo, per evitare un coinvolgimento eccessivo della confederazione. Resta però il dato di partenza: se i cittadini perdono fiducia nelle Istituzioni, se i lavoratori perdono fiducia nei Sindacati, non dipende da un abbaglio collettivo. Dipende dai comportamenti di chi sfrutta Istituzioni, Partiti, Sindacati, per fini personali.

Siccome noi del SIBC proprio non ce la facciamo a essere “come tutti gli altri” (né facciamo il minimo sforzo per esserlo) ci siamo dotati da quasi due anni di un Codice Etico che i nostri dirigenti (compresi i consiglieri CASC!) sono tenuti a rispettare, e che sarà inserito nuovo Statuto che vedrà la luce con il Congresso SIBC di fine mese.
Contro la crisi di fiducia verso le Istituzioni, i Partiti, i Sindacati, qualcuno demonizza chiunque osi criticare Istituzioni, Partiti, Sindacati.
Noi no. Noi preferiamo andarecontrotendenza, adottando comportamenti positivi. Il futuro ci dirà chi avrà avuto ragione.

martedì 6 novembre 2012

Previ-Generali d'Italia


Al Capo del Servizio P.I.N.E.

Di seguito alla nostra nota del 10 ottobre u.s., sempre più numerose e circostanziate denunce pervengono alla scrivente Segreteria da colleghi che lamentano l’applicazione di una doppia franchigia per “ciclo di cura” da parte della Previgen, laddove il ciclo di cura coinvolga sia la parte “base” dell’assistenza sanitaria (accertamenti di c.d. alta diagnostica), sia la parte “plus” (es: visite specialistiche). Non sfuggirà ad alcuno che si tratta della più diffusa casistica di “ciclo di cura”, e che una simile interpretazione vanificherebbe in molti casi l’adesione alla “plus”.

Come ben noto a codesta Amministrazione, l’accordo raggiunto con i Sindacati firmatari nel luglio 2011 - da cui scaturì la gara d’appalto europea conclusasi dopo ben 12 mesi, con l’avvio della nuova copertura sanitaria Previgen - prevedeva che l’assicurato fosse tenuto a pagare una sola franchigia per ciclo di cura, ossia per prestazioni collegate e connesse alla stessa patologia.

A fronte della condotta della società vincitrice dell’appalto, il SIBC ritiene indispensabile che l’Amministrazione della Banca d’Italia, contraente per conto e nell’interesse del personale, faccia chiarezzasula questione. In particolare:
- se codesta Amministrazione ritiene che la Previgen stia violando il contratto, chiediamo quali iniziative urgenti abbia assunto finora per evitare danni economici diffusi fra il personale in servizio e in quiescenza della Banca d’Italia;
- se viceversa l’Amministrazione, in sede di successiva stesura degli accordi con Previgen-Generali, ha modificato “unilateralmente” l’accordo con i Sindacati, il SIBC ritiene che tale gravissima violazione degli accordi da parte della Banca vada sanata con una immediata variazione integrativa del contratto, ovvero con l’immediato e integrale “accollo” del costo della “opzione plus”, che molti colleghi hanno sottoscritto nella convinzione di coprire eventuali “cicli di cura”, esattamente negli stessi termini in cui ciò avveniva quando il “ciclo di cura” era coperto dalla polizza Caspie (fino al 2009).

Come scrivemmo un mese fa, “tutti i colleghi hanno diritto a un celere e definitivo riscontro”. Purtroppo, la celerità non appare connotare codesta Amministrazione, nemmeno quando si tratta di tematiche socialmente delicate, legate alla salute delle persone.
Ci affidiamo quindi alla più materiale sensibilità della Bancain relazione alla propria precisa “responsabilità contrattuale”, e la diffidiamo dal ritardare ancora la necessaria chiarezza sulla vicenda.

Distinti saluti.

Roma 6 novembre 2013
LA SEGRETERIA NAZIONALE

lunedì 5 novembre 2012

Il SIBC per la Formazione. Diritto di tutti, non privilegio di pochi. Lettera al Governatore.


Egregio Governatore,

tra gli aspetti più importanti sui quali il SIBC è impegnato, e proprio per questo intende richiamare la Sua attenzione, figura certamente la gestione della formazione del personale della Banca d’Italia.
Molte segnalazioni ci sono pervenute negli ultimi mesi, per riferire situazioni di clamorosa, ingiustificata difformità nell’offerta formativa ai colleghi.
E’ appena il caso di sottolineare che tali iniquità comportano inaccettabili discriminazioni del personale sotto un duplice punto di vista:
·  prospettico, in quanto viene pregiudicata la parità fra colleghi in termini di opportunità di accrescimento professionale e - di conseguenza - adeguatezza a più elevati incarichi lavorativi;
·   attuale, in quanto la formazione ha spesso una valenza retributiva indiretta, con la conseguente alterazione - in alcuni casi in misura assai rilevante - dell’equilibrio stipendiale fra colleghi aventi pari grado, anzianità, ecc..

Inspiegabilmente, la formazione risulta in molti casi addirittura assente, specie fra colleghi non più giovanissimi ma che ancora molti anni di lavoro devono dedicare alla Banca d’Italia. Si tratta spesso, è bene precisarlo, anche di colleghi coinvolti in importanti riorganizzazioni, non soltanto di tipo “territoriale” ma anche di tipo “funzionale”. Ciò comporta danni sia ai colleghi, sia alla Banca che disperde importanti professionalità in nome di riorganizzazioni di non certa utilità.

Fra i più giovani, al contrario, l’offerta formativa è più diffusa, ma si riscontrano allo stesso modo disomogeneità che - essendo prive di qualsivoglia motivazione - si traducono in gravi e perduranti iniquità fra colleghi aventi uguali diritti.
Esistono in proposito innumerevoli esempi, sia fra dipendenti di diverso grado, sia fra colleghi pari grado, tali da coinvolgere ogni livello della scala gerarchica.
Basti pensare agli Assistenti e ai Vice Assistenti, “scientificamente” assunti con elevatissima qualificazione professionale e titoli di studio superiori rispetto ai requisiti di assunzione per i singoli gradi, abbandonati nel giro di pochi anni al loro destino di “paria”, nelle Filiali più sperdute come nei palazzi nobili dell’Amministrazione Centrale. A loro, la Banca in moltissimi casi non riserva corsi, non riserva progetti formativi, ovvero elemosina piccoli momenti formativi per lo più “online”, basati su materie che riproducono e perpetuano un crescente, ingiustificabile depauperamento professionale ai loro danni.
Ma grave appare il disequilibrio formativo anche nell’ambito dei Coadiutori e dei Funzionari.
Troppo grande la differenza fra la formazione riservata ai Coadiutori borsisti e i c.d. “Coadiutori interni”.
Troppo grande la differenza fra la formazione riservata ai borsisti “Stringher”, “Mortara” e “Menichella” rispetto ai comuni mortali, compresi i Coadiutori esterni.
Troppo grande – e inaccettabile – la differenza fra Coadiutori borsisti, a parità di anno e concorso di assunzione, a seconda del Servizio o della Filiale a cui vengono assegnati.

Differenze, ribadiamo, che risultano particolarmente gravi perché rappresentano il presupposto di una spiccata menomazione dell’equità nelle opportunità dei percorsi di carriera.
Con quale coerenza la Banca si arroga il diritto di decidere chi merita di “passare di grado”, se negli anni precedenti ha consentito all’uno di approfondire, studiare e partecipare a numerose iniziative ed esperienze “professionalizzanti”, mentre l’altro - a parità di grado, anzianità, preparazione professionale di partenza, qualità del lavoro: a parità di tutto – è stato costretto a lavori dequalificanti e spesso di scarsa rilevanza?

Il sistema dei concorsi interni, che il SIBC ha più volte criticato perché inadatto a far emergere le altissime e assai diffuse professionalità presenti in Banca, trova nella iniquità del trattamento formativo un condizionamento non eliminabile e suscettibile di provocare gravi danni motivazionali interni e reputazionali esterni.

Non Le sfuggirà, inoltre, che un sistema privo di equilibrio e rigidamente privo di trasparenza si presta a essere oggetto di forme di comune malcostume, da parte di dirigenti e responsabili locali della formazione che facilmente potrebbero utilizzare tale potere in maniera spregiudicata, quando non spregevole, promettendo formazione e/o incarichi a colleghi più vicini, anche in cambio - absit iniuria verbis! - di adesioni sindacali.
Grave sarebbe il danno per la reputazione dell’Istituto.

***

Al fine di scongiurare simili ipotesi, il SIBC considera obiettivo prioritario garantire parità di trattamento a tutti i colleghi. A tal fine, rivestono carattere di necessità e urgenza seri e concreti interventi correttivi nell’attuale iniquo sistema formativo.

A tal fine, andranno previsti percorsi con un più elevato grado di standardizzazione che tenga conto:
-     delle mansioni concretamente svolte (ad es. per i coadiutori borsisti analisti di vigilanza),
-     del backgroundindividuale (es.: laurea economica/giuridica/altro),
-   dell’opportunità di garantire a tutti ulteriori sbocchi professionali, rendendo più efficaci gli investimenti in formazione e i percorsi formativi istituzionalizzati.
La presenza di percorsi strutturati e definiti su aspetti fondamentali dal “centro” contribuirebbe a rendere omogenee caratteristiche essenziali (quali numero delle ore e delle iniziative formative, tipologia /interna/esterna, in Italia/all’estero), evitando il rischio che la struttura di assegnazione del lavoratore, che ha interesse (miope) a trattenere presso di sé ogni valida risorsa, ponga ostacoli alla partecipazione dei colleghi alle diverse iniziative formative.
Un rischio, ci consenta di sottolinearlo, particolarmente concreto in una struttura anacronisticamente gerarchica, quale quella della Banca d’Italia.

L’incarico di responsabile della formazione deve essere reputato - dalla Banca stessa - incarico di alto livello. Al tempo stesso, l’efficienza e l’efficacia del suo svolgimento va sottoposto alla valutazione delle colleghe e dei colleghi interessati.
Ciò al fine di stabilire un principio ineludibile: il raggiungimento di obiettivi formativi uniformi per il personale, a prescindere dalla collocazione lavorativa, è un elemento prioritario nella gestione del personalee di fondamentale importanza per il futuro della Banca. Come in ogni caso, l’assolvimento di alte responsabilità deve essere associato a valutazione e conseguenze.

Il SIBC ritiene inammissibile, e fondamentalmente oltraggiosa, l’assimilazione - che molte Direzioni propongono, anche in sede di incontri semestrali con i rappresentanti sindacali – fra la formazione esterna, spesso addirittura all’estero e in primari organismi internazionali, e le ore dedicate alla formazione online sulla propria postazione lavorativa o con le riunioni addestrative della formazione di base.

E’ necessario che il c.d. budget, in termini di ore e in termini di “spesa” pro capite, sia il più possibile equo e equilibrato, al fine di non disperdere e svilire il vero patrimonio della Banca d’Italia.

Il vero patrimonio della Bancaè infatti il suo personale, assunto al termine di concorsi molto selettivi, dotato di elevatissimi livelli di preparazione a tutti i livelli operativi, spesso sotto-utilizzato nelle concrete mansioni che è chiamato a svolgere.
Sarebbe irresponsabile che gli strumenti a disposizione della Banca per una costante crescita professionale delle colleghe e i colleghi fossero limitati nel tempo (solo i primi anni di lavoro) e nella platea interessata (solo alcuni gradi, di alcuni Servizi e di alcune Filiali).

Certi che Ella non vorrà sostenere che la formazione all’interno della compagine del personale risponde già oggi a criteri di equità, trasparenza e funzionalità (nel qual caso, siamo pronti a dimostrarLe l’esatto contrario), il Sindacato Indipendente chiede di conoscere quali interventi intenda disporre per raggiungere obiettivi fondamentali per il futuro del personale, per il bene della nostra Istituzione, per il rispetto della nostra storia.

Cogliamo l’occasione per inviarLe distinti saluti.

 Roma, 31 ottobre 2012
                                                                        p. LA SEGRETERIA NAZIONALE



lunedì 29 ottobre 2012

Dasbi: dal rinnovamento ai "segreti di Stato".


Abbiamo letto con sgomento il livore in formato-volantino del Sindacato Dasbi, contro una pacifica verità di fatto che ci eravamo permessi di ricordare. Per brevità: lunedì mattina abbiamo scritto - insieme a molte altre cose - che il Dasbi non può rappresentare i Coadiutori, anche se iscritti (e paganti quote!) a quel sindacato.
Il Dasbi non può rappresentarli perché “rinunciò formalmente” a settembre 2011 a quella e ad altre richieste in sede di “compromesso” con la Banca, dal quale compromesso il Dasbi ottenne ciò che evidentemente gli premeva maggiormente: la rappresentanza di Funzionari e Dirigenti.
A distanza di poche ore, il Sindacato Dasbi ha replicato con affermazioni che meritano una veloce analisi da parte di tutti:

1) Il Dasbi afferma di non rappresentare solo i direttivi, ma tutti gli iscritti, “per quanto riguarda le materie di natura trasversale, dove non esistono distinzioni tra direttivi e operativi”. 
Affermazione del tutto avventata. Il Sindacato Dasbi sa bene di non essere MAI convocato dalla Banca sulle materie che riguardano la carriera operativa (Coadiutori inclusi):
- non sulla riforma delle Carriere, per la quale non può quindi negoziare per conto dei Coadiutori;
- non sulla riforma dell’orario di lavoro, per la quale non può quindi negoziare per conto dei Coadiutori.
Nemmeno sulle poche materie trasversali, il Dasbi (al pari del CIDA) è convocato in rappresentanza dei Coadiutori iscritti. E’ convocato perché Funzionari e Dirigenti sono, ovviamente, parte integrante del personale a cui gli accordi trasversali si applicano.

2) Il Sindacato Dasbi afferma che SIBC e FALBI accolsero il loro riconoscimento come “una grave ferita inferta alla democrazia”.
Questa è una pura menzogna.
Ci dispiace che un solo anno di attività sindacale abbia a tal punto fagocitato la voglia di essere “diversi”. Questi sono mezzucci da vetero-sindacalisti.
I fatti parlano chiaro. A fronte del “segreto di Stato” imposto dalla Banca d’Italia in merito agli elementi di fatto e di diritto che determinarono l’improvviso riconoscimento (pur parziale) del Dasbi - rigettato pochi mesi prima in presenza di “altre maggioranze sindacali” - chiedemmo che la Banca rendesse noti “i criteri oggettivi, ammesso che esistano, per il riconoscimento di nuovi Sindacati”, nel pieno rispetto delle “legittime aspettative del Dasbi-Sinfub”.
Un’esigenza di trasparenza che abbiamo condiviso con la FALBI, e che ci stupisce non sia condivisa da tutti. La democrazia non prevede che un “datore di lavoro” possa decidere senza controllo di “riconoscere” i Sindacati “amici” e “non riconoscere” i Sindacati “non graditi”. La mancanza di trasparenza sui criteri, scrivemmo, “sarebbe una grave ferita inferta alla democrazia.”
Basta un minimo sforzo per capire che l’affermazione di ieri del Dasbi rivela una poco innovativa attitudine al totale capovolgimento della verità dei fatti.

3) Il Sindacato Dasbi afferma che “il verbale di conciliazione non è segreto” perché pubblicato “nel mensile edito dalla Sinfub ‘Confronti e Intese’, periodico spedito a tutti gli iscritti alla Sinfub” (aspetta che me lo segno, direbbe qualcuno; per chi non lo sapesse, il Sin.fu.b. è la confederazione esterna a cui appartiene il Dasbi; la sigla sta casualmente per Sindacato Funzionari Bancari).
Ora, con tutto il rispetto per il Sin.fu.b. (il cui consiglio nazionale è integralmente composto da esponenti di banche vigilate dalla Vigilanza della Banca d’Italia, sia detto per chi magari può essere interessato a qualche non trascurabile conflitto di interesse), la sua rivista mensile non rientra fra le nostre letture abituali e - osiamo pensare - nemmeno in quelle della stragrande maggioranza dei colleghi.
Ringraziamo tuttavia i colleghi del Dasbi, dal momento che il verbale del Tribunale, pur assai stringato (per questo vorremmo fosse resa pubblica la documentazione collaterale!), rafforzaquanto scritto nella nota 765057/11 della Banca d’Italia. Viene infatti aggiunto che “la Banca d’Italia riconoscerà al sindacato ricorrente (il Dasbi, ndr)... tutti i diritti sindacali previsti dalla Convenzione (dalla contrattazione ai permessi sindacali, ndr)... SEMPRE CON ESCLUSIVO RIFERIMENTO AL PERSONALE DELLA CARRIERA DIRETTIVA”.
“Sempre con esclusivo riferimento alla carriera direttiva” è lingua italiana, anche di facile comprensione.
Non riteniamo necessario aggiungere altro. Adesso smentiscano il giudice, se ci riescono.

martedì 23 ottobre 2012

Oro e immobili? Giù le mani!


Preg.mo Governatore della Banca d’Italia
Via Nazionale 91,
00184 ROMA


Egregio Governatore,

non Le sarà sfuggita la recentissima presa di posizione del presidente della Consob: per abbattere il debito pubblico “la Banca d’Italia può liberamente disporre di tutti i propri beni mobili e immobili, nei limiti in cui tali atti di disposizione non incidano sulla capacità di poter trasferire alla Bce le attività di riserva eventualmente richieste”.
Come tradotto da ItaliaOggi (9 ottobre): “Consob chiede l’oro di Bankitalia”, da immettere in un “superfondo” composto anche da “immobili e partecipazioni”.

A pochi giorni da questa presa di posizione, apprendiamo dall’Agenzia ANSA del 21 ottobre: “Nuovo impulso all'operazione debito pubblico tramite dismissioni... [si terrà] un confronto a porte chiuse, al quale sono stati invitati i vertici dei partiti e i soggetti istituzionali coinvolti … tenuto dai rappresentati di Cassa Depositi e Prestiti, Agenzia del Demanio e Bankitalia”.
Precisa l’Agenzia ASCA (22 ottobre): “L'obiettivo e' raccogliere 15-20 miliardi di euro l'anno, pari all'1% del Pil attraverso l'operazione di vendita degli immobili pubblici”. Alla riunione “a porte chiuse”, convocata dal Ministro dell’Economia, parteciperanno tutte le istituzioni coinvolte (Banca d'Italia, Cdp, Agenzia del Demanio), l'Anci, i presidenti di Senato e Camera, e i leader dei partiti politici Pd, Pdl e Udc con i rispettivi responsabili economici.

Non vorremmo scoprire che tanti anni di lavoro, dedizione e sacrifici da parte dei lavoratori dell’Istituto, che hanno contribuito all’accrescimento del patrimonio della Banca, venissero ora “devoluti” per costituire “superfondi” di incerta natura e di altrettanto incerta finalità.
Non vorremmo apprendere dalle agenzie di stampa che i “frutti” “mobili e immobili” del nostro lavoro vengono sottratti alla Banca d’Italia.

Riteniamo di avere il diritto di sapere, da chi riveste un ruolo primario nella nostra Istituzione, se esistono progetti che, nell’immediato e nel futuro, mettano in discussione la proprietà e la destinazione dell’“oro di Bankitalia”, ovvero dei suoi immobili (la grande maggioranza dei quali, è il caso di ricordarlo, costituisce garanzia del trattamento pensionistico R.T.Q. ed è correntemente concessa in fitto a innumerevoli colleghe e colleghi).

In attesa di un cortese riscontro, Le porgiamo cordiali saluti.

Roma, 23 ottobre 2012
LA SEGRETERIA NAZIONALE

giovedì 11 ottobre 2012

Le forbici incostituzionali



Con una sentenza emessa ieri, la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionali i tagli disposti dal D.L. n. 78/2010, nelle parti in cui - fra l’altro -  disponevano che "i trattamenti economici complessivi dei singoli dipendenti, anche di qualifica dirigenziale, previsti dai rispettivi ordinamenti”... venissero “ridotti del 5% per la parte eccedente i 90.000 euro fino a 150.000 euro, nonché del 10% per la parte eccedente 150.000 euro".
La stessa Corte ha altresì bocciato il decreto nella parte in cui disponeva che - in tema di compensi dei magistrati - non venissero “erogati, senza possibilità di recupero, gli acconti degli anni 2011, 2012 e 2013 ed il conguaglio del triennio 2010-2012".

Ci permettiamo di far notare all’illustre Direttorio che si tratta esattamente - nel primo caso - di una delle misure attuate dall’Amministrazione per la c.d. “applicazione della manovra finanziaria” al personale della Banca d’Italia.
Si tratta inoltre, nel secondo caso, di misura analoga - e anzi, mutatis mutandis, persino più blanda - a quella attuata unilateralmente e senza specifica prescrizione di legge nei confronti di tutto il personale, con il blocco della contrattazione e del recupero dell'inflazione per il triennio.

Sulla base di questa fondamentale sentenza, per il SIBC Sindacato Indipendente la Banca è a questo punto obbligata - senza se e senza ma - a riconsiderare integralmente la manovra, a partire dai suoi gravissimi effetti discriminatori fra le generazioni, che il SIBC non ha mai lasciato e non lascerà mai scivolare nel dimenticatoio interessato di qualcuno. 
Una manovra che, ricordiamo, è stata attuata unicamente a discapito di tutte le colleghe e i colleghi, ignorando invece tutte le altre misure previste per il contenimento delle "spese discrezionali" che, infatti, continuano a prosperare.

LA SEGRETERIA NAZIONALE

martedì 11 settembre 2012

Caro Governatore, la Vigilanza dove va?


Al dott. Ignazio Visco
Governatore della Banca d’Italia
via Nazionale, 91
ROMA

e p.c. al Funzionario Generale dell’Area Vigilanza

Illustre Governatore,
in questi giorni viene discussa, presso la Commissione Europea, un progetto di “Regolamento” sulla supervisione bancaria a livello europeo che - se approvato - avrebbe un impatto significativo sull’esercizio dell’attività di vigilanza, una delle funzioni fondamentali della Banca d’Italia, alla quale è addetta una parte rilevante e altamente qualificata della nostra forza lavoro, sia in Amministrazione Centrale, sia presso le Filiali.

Secondo la bozza anticipata dal “Sole 24 Ore”, la Banca Centrale Europea avrebbe infatti “pieni poteri di vigilanza su tutte le banche della zona euro, indipendentemente dalla loro dimensione, a partire dal primo gennaio 2014”, dopo la fase transitoria che avrà durata di un anno.
L'istituzione di un Organismo unico di vigilanza bancaria, con compiti chiave di sorveglianza su tutte le circa 6.000 banche della zona euro, prevede che solo alcuni compiti di vigilanza rimangano in capo alle competenti Autorità nazionali.

E’ del tutto evidente che una simile prospettiva avrebbe - in tempi brevissimi - impatti sulla complessiva organizzazione della Banca d’Italia.
Alla luce di quanto sopra evidenziato, il SIBC chiede preliminarmente di conoscere quale sia la posizione della Banca d’Italia in ordine al merito del richiamato “Regolamento”. Tutti hanno potuto constatare la maggior tenuta dimostrata dal sistema bancario italiano nell’affrontare la crisi finanziaria internazionale rispetto a quello di numerosi altri Paesi europei; una solidità che - insieme ad altri fattori - deve essere ricondotta anche alla capacità della “nostra Vigilanza” e alla professionalità e dedizione dei lavoratori addetti.
Il Sindacato Indipendente chiede inoltre quali valutazioni siano in corso da parte del Direttorio circa le possibili ricadute, attuali e prospettiche, di tale provvedimento sull’assetto organizzativo della Banca, al fine di tenere costantemente informati le colleghe e i colleghi (oltre ai loro rappresentanti) che quotidianamente prestano un’opera di grande rilievo nel funzionamento e nella reputazione pubblica dell’Istituto.

E’ appena il caso di rammentare, infatti, che la recente riorganizzazione dell’Area Vigilanza risente negativamente, ancora oggi, dell’essere stata concepita e messa in atto in assenza di un’ancorché minima partecipazione al progetto consentita alle strutture e ai lavoratori dell’Area.
Il SIBC ritiene inaudito che, ancora oggi, i lavoratori della Banca siano costretti ad apprendere unicamente dagli organi di stampa, fondamentali informazioni sull’evoluzione strutturale dei compiti e dell’organizzazione dell’Istituto nel quale impiegano la propria professionalità, con dedizione e competenza.
In attesa di un sollecito e fattivo riscontro, Le inviamo distinti saluti.

Roma, 10 settembre 2012
                                                                         p. LA SEGRETERIA NAZIONALE